31 gen 2007

Irina's leaving party

Ieri siamo state alla prima festa di "addio". Irina, una finlandese, questa mattina alle 8 a.m. ha lasciato per sempre la sua stanza qui nella Shoichi Hall. Ieri ha organizzato una festicciola per salutare parte del gruppo exchange. Aveva invitato tutto il college, compresa la componente nipponica. L'appuntamento era per le 8 al Dog's head, un locale nel cenrto di Durham e io e Anna, da brave italiane, avevamo capito che fosse una CENA di addio. E invece no. La cena si è svolta alle 5.30 p.m., cena a cui ha partecipato anche Giuseppe, un nostro amico svizzero i cui genitori sono italiani e che, dunque ,abitualmente parla l'italiano e che ha anche acquisito le usanze italiane. Ci ha detto di essere rimasto stordito dalla "cena-merenda" delle 5.30 p.m: ogni tanto è conveniente non capire!

Io e Anna siamo uscite da casa alle 8, dopo aver ricevuto un mega pacco dal nostro amico tedesco, con cui avevamo appuntamento all'ingresso della Shoichi Hall alle 7.45 p.m.. Ci aveva chiesto lui di incontrarci in quel luogo e a quell'ora, per andare insieme al party di Irina, ma si è presentato alle 7.50 p.m. in maglietta a maniche corte per comunicarci che era in ritardo, perchè doveva finire di leggere alcune pagine, essenziali per la buona riuscita della presentation che ha oggi alle 3.15 p.m. E' stato proprio Roland a comunicarci il fatto che il party di Irina era solo un party e non anche una cena...Va beh...c'è stato un ennesimo misunderstanding! Io e Anna abbiamo comunque deciso di incamminarci verso questo Dog's Head, sperando di trovare del cibo. Arrivate a metà strada, io mi accorgo di aver dimenticato il cellulare a casa, sopra il lavandino. Siamo quindi tornate indietro per riprenderlo, stanche e sudate. E stanche e sudate siamo arrivate nel locale alle 8.45 p.m. e gli unici posti ad essere rimasti inoccupati erano quelli accanto ai giapponesi, i quali da subito hanno cercato di intavolare una discussione con noi: ho scoperto che c'è qualcuno che parla l'inglese peggio di me! Ho subito notato, oltre a questa pronuncia inglese incomprensibile, che il giapponese seduto accanto a me portava una collanina molto discreta da cui pendeva la scritta "Rock" di colore fuxia e che quello seduto accanto ad Anna dormiva alla grande, appoggiato ad un pilastro del locale che stava proprio dietro di lui, come se fosse messo lì apposta per fungere da giaciglio. Non bisogna mai giudicare, lo so, infatti ve lo sto solo raccontando...
Siamo poi riuscite ad ordinare un pollo che, strano a dirsi, ci hanno servito senza troppe salse ed è risultato mangiabile, quasi buono. La serata poi si è risollevata quando sono arrivati i nostri amici un pò più stretti, come Johanna la tedesca, Anna e Eva le ceche, Roland il tedesco, ecc.
I giapponesi sono andati via presto, ma prima di andar via quello di cui vi detto prima che stava appisolato sul pilastro, ha cantato lì nel locale: una voce strepitosa, veramente bravo.


Giapponese assonnato, ma ottimo cantante.

Meno entusiasmante, ma altrettanto emozionante è stata la performance di Leonard che durante la serata ha cantato più volte, sia da solo che con Irina. Vi ricordate, in qualche post precedente, avevo accennato al fatto che Leonard usa deliziare il nostro piano, nel primo pomeriggio, con i suoi assoli. Leonard canta e suona la chitarra e a quanto pare, così ha dichiarato all'intero locale tra una canzone e l'altra, è anche un cantautore. Sì, scrive i pezzi che suona e nella sua città in Germania ha un piccolo gruppo con cui ogni tanto si esibisce nei locali.

Leonard

La serata al Dog's è finita verso mezzanotte, ma Irina non era sufficientemente soddisfatta della serata, così ci ha chiesto di andare a ballare. Siamo andati in un locale in cui io e Anna non eravamo ancora state, un locale molto carino, realizzato su più piani, in ognuno dei quali si può ascoltare e ballare un differente tipo di musica.
Comunque, basta parlare, preferisco continuare a raccontare la serata con il supporto visivo delle foto che abbiamo scattato ieri sera. Alla prossima.

Leonard e Irina

Johanna e ragazzo giapponese

Roland


Noi e Anna (Rep. Ceca)

Rep. Ceca, Germania, ITALIA, Finlandia, Finlandia

Giuseppe, Roland e noi

29 gen 2007

25 gen 2007

*Ridere moltissimo*

Valeria:"You know Harriet, usually in Italy I take 10 exams in one hour"

Ho conosciuto due nuove ragazze

In questi giorni ho conosciuto due nuove ragazze. Non voglio dare troppe informazioni su di loro perché sanno del blog e così mi hanno chiesto. Mi sembra di conoscerle da una vita, eppure ho a che fare con loro solo da qualche giorno.
Il loro sguardo è sveglio, attivo. Si vede fin dal mattino che hanno bisogno di dire e di fare. Credo siano due brave ragazze. Mi dispiace quando le vedo confuse, quando non capiscono qualcosa.
Una di loro mi ha detto che in testa ha sempre mille pensieri, che è qui per divertirsi e per migliorare il suo inglese. Le ho detto che anche io i primi giorni avevo molti pensieri in testa, ma le ho ripetuto più volte che col tempo passerà. Spero vivamente che mi dia retta.
L' altra ragazza credo sia più spensierata, almeno così fa sembrare. Si vede che è un tipo sicuro e deciso, ma soprattutto poco problematico. Mi sembra si stia adattando molto bene.
Io e Anna le stiamo conoscendo sempre meglio in questi giorni. Sono simpatiche, fanno gruppo, cercano ogni modo per socializzare e organizzare. E' evidente il fatto che l' una dipende dall'altra, ma non in modo patologico nè tanto meno parassitario. Quando si guardano negli occhi per più di 2 secondi lo fanno per ritrovare casa, per cercare complicità, quella di sempre, quella pre-uk. Spesso mi rendo conto che cercano questo tipo di contatto più profondo, sintomo di un bisogno di sicurezza, anche con me e con Anna, quasi volessero ricordare o ritrovare se stesse.
Mi hanno detto di non avere paura, solo un po' di timore che, però, mi sembra vada affievolendosi ogni giorno di più. Io son convinta che diventeranno nostre buone amiche e che tra qualche tempo noi e loro insieme ci sentiremo davvero come se fossimo a casa. E forse inizierò anche a credere a tutti quelli che prima di partire mi dicevano che, alla fine, questo posto mi mancherà e che a Giugno avrò difficoltà ad abbandonarlo.
Penso sia importante stringere una forte amicizia con loro, ci aiuteranno a cavarcela.
Alla fine dei conti, ovunque ci ritroviamo ad abitare o sostare per qualche tempo in attesa di un altro nuovo uscio che si apre (sia esso un nuovo impegno o una giustificata pausa), troveremo sempre molte facce ed altrettante maschere. Questo non vuole essere un pensiero pessimistico, tutt'altro. Le maschere, come le sto chiamando io, non sono necessariamente indice di ipocrisia e ignavia. Di frequente sono create e ricreate nel tempo e dal tempo, dalla condizione, dal cambiamento, nonchè dall'alternativa possibile al cambiamento stesso; talvolta non possiamo fare a meno delle maschere, ci servono per sopravvivere e per rispondere adeguatamente alle esigenze dettate dal contesto in cui ci dobbiamo/vogliamo relazionare. In questi casi si tratta di schermi protettivi, più che di maschere vere e propie ed essi potranno essere assunti alternativamente da noi stessi e da tutte quelle altre persone che, attraversando quell'uscio, inevitabilmente incontreremo, volutamente o accidentalmente. Oltre che di maschere grosse e ingombranti si può trattare anche di veli, talvolta anche molto sottili, ma sono proprio gli ultimi strati del velo i più difficili da scansare dal viso. Un mix di volontà e pazienza dicono sia la soluzione migliore per riuscire a spogliarsene. Infatti è decisamente più semplice imparare a condividere spazi e tempi con una faccia o una maschera; più impegnativo e faticoso è invece imparare a convivere con se stessi con qualche strato di velo in meno davanti agli occhi, perché il filtrare della luce i primi tempi potrebbe essere se non accecante, comunque molto fastidioso. Credo sia solo questione di tempo.

23 gen 2007

*Quando i giorni non finiscono..*

A volte capita di avere l'impressione che certe giornate si dilatino all'inverosimile e sembrano non finire mai..Specie quando le stranezze e le situazioni inverosimili si susseguono una dopo l'altra...E visto che Leonard non sta suonando nè cantando pezzi internazionali con i suoi personali e discutibili arrangiamenti mi sento pronta a raccontare questi due ultimi lunghissimi giorni..
Tutto è cominciato alla prima lezione di Industrial Organization. Solita routine: Vale mi toglie le macchie di fondotinta dal viso e impreca contro la mia incapacità di presentarmi in modo decente. Ci rendiamo conto che il ragazzo davanti a noi comprende la nostra discussione..ma non era soltanto un italiano. Era un pisano. E come se non bastasse è anche un pr dell'Aquacheta.
Stavo un pò riflettendo su come siano cambiate le nostre frequentazioni in così poco tempo...Se fino alla settimana scorsa eravamo circondate da gelide figure con le quali portare avanti una discussione risultava davvero difficile, adesso ci stiamo avvicinando ad un ambiente molto più accogliente, fatto da ragazzi disponibili che fanno di tutto per coinvolgerci ad ogni occasione..A volte ti sfiancano con quotidiani inviti ad international party, a volte ti stremano con discorsi ripetitivi ed infiniti..ma ti danno la possibilità di vivere quest'esperienza in modo più attivo, ponendo fine ai tentativi di sopravvivenza sociale messi in atto i primi giorni..Abbiamo finalmente la situazione in pugno, insomma!
Così da un caffè al bar dopo lezione ci siamo trovate a dover rinunciare alle nostra prevista serata casalinga per una festa (purchè si torni all'1, sia chiaro!), dove in meno di due ore abbiamo intrattenuto discorsi con tarantini e calabresi, indiani e greci, francesi e californiani,fatto brindisi in cinese (gambè!) e tedesco ed infine ci siamo ritrovate a rinunciare al nostro coprifuoco per trasferirci in un'altra discoteca; qui non abbiamo resistito alla tentazione di passare l'intera notte a prendere in giro un ragazzino messo maluccio che senza un perchè si era unito al nostro gruppo, senza tregua, fino alla fine.
L'indomani mattina è stato un susseguirsi di emzozioni fortissime: svegliarsi all'alba, provare a seguire una nuova lezione, capire che si trattava di un corso frequentato da sei studenti e soprattutto rendersi conto che uno dei sei è il ragazzino che la sera prima hai preso in giro per ore. Tanta voglia di scomparire.
Per finire in bellezza dopo la lezione abbiamo avuto il nostro primo seminario obbligatorio: si trattava di una simulazione per vedere come utilizzavamo il potere che ci veniva concesso nelle attività di decision making. Il professore ha così scelto chi doveva rappresentare il Top Management, chi il Middle Management e chi la forza lavoro. Ovviamente io e Vale veniamo inserite nella forza lavoro che, inutile dirlo, non ha un ruolo attivo nella presa delle decisioni; veniamo quindi invitate dal professore ad uscire dall'aula e tornare solo alla fine della lezione. Il ragazzino della sera prima, parte integrante del middle management, ogni tanto veniva fuori a darci dei compiti. Peggio di così.
La cosa più preoccupante non è tanto quella di esserci ritrovate in una gabbia di matti, quanto che quasi quasi cominciamo a starci bene.

20 gen 2007

Do you know fish&chips?



Tutto ha inizio alle 2 p.m. quando Leonard (il tedesco-personaggio emblematico dell'erasmus nel Teikyo College) estende all'intero gruppo exchange l'invito a partecipare ad una cena tedesca in cui lui avrà un ruolo fondamentale: ebbene sì, sarà il cuoco! Dopo aver accettato l'invito con piacere, io e Anna da buone italiane ci organizziamo con il gruppo exchange per portare alla cena qualche bevanda. Ovviamente le italiane non hanno potuto che farsi riconoscere: la polonia non ha portato nulla, la repubblica ceca e la germania 1 bottiglia di vino e l'italia qualche litro di birra, più qualche Pringles, da usare come aperitivo. Va beh, ci siamo decisamente fatte fregare nella distribuizione dei compiti, ma io credo che l'importante è che l'italiano riesca sempre a distinguersi, nel bene o nel male...O faccio mia questa filosofia di vita o il mio erasmus finisce qua, per ovvie cause di mancato adattamento a questa torre di babele in cui mi son ritrovata a vivere da circa una settimana.

Ma torniamo a Leonard e alla sue doti culinarie. Ci aveva promesso dei pan cake. Se vi dico pan cake voi a cosa pensate? No state sbagliando, sono delle semplicissime crepes! E già a questo punto ho avuto la mia prima forte delusione. Va beh. Ma grazie a dio Leonard è sempre in grado di tirarmi su il morale anche nei momenti peggiori. Va a prendere il sale per condire la sua insalata e inonda il tavolo di sale, riuscendo a prendere contemporaneamente la crepe ancora aperta con la nutella appena spalmata della finlandese, la ciotola con i kiwi del tedesco, quella con le mele delle ceche e la mia lattina di tennent's. Ok Leonard. Noi diciamo in coro "don't worry" e lui dopo essere arrossito in maniera più che evidente, ci ridà le spalle e continua a cucinare crepes...Oh sorry, pan cake.

C'è chi è in piedi, chi è seduto a tavola e chi sul bancone della cunina (Ronald, quello più fighetto, un pò più atteggiato, ma anche il più simpatico e cordiale). Tutti stiamo o mangiando o condendo le nostre crepes. "But Leonard! Can you stop?", gli dice Anna con un tono di voce tra l'amichevole e il perentorio. Lui si volta, completamente sudato nel viso, rosso come se stesse per prendere fuoco o come se avesse intenzione di utilizzare la propria faccia per cucinare la prossima crepe e dice qualcosa tipo: "Oh yes. But now I have to finish". E cioè è come se avesse detto "Si si! No no!". Penso si sia imbarazzato perchè Anna gli ha parlato. E poco dopo ho avuto la conferma di questa mia supposizione. Anna dice "Congratulation Leonard" (finalmente Anna riesce ad inserire correttamente la parola "congratulation" all'interno di una frase, visto che la scorsa volta ha detto congratulation anzichè "happy birthday"), lui fa per voltarsi verso Anna per ringraziarla del complimento, ma in questo suo voltarsi prende in pieno la padella rovente, ustionandosi la mano destra. Ma Leonard sa sopportare il dolore e fa come se nulla fosse successo. Ovviamente la sua forza interiore e la sua resistenza non vanno di pari passo con le sue emozioni e con le manifestazioni che di queste da il suo corpo: il suo viso ha raggiunto l'ultima gradazione del rosso, del viola, del bordeaux ed è pronto ad esplodere.

Leonard ci piaci così. Esattamente così. Come quando suoni la tua chitarra alle 3 del pomeriggio e e produci piacevoli lamenti che rimbombano in tutto il piano terra. Lo fai forse per far parlare di te a tutti i costi? Io non credo, penso sia solo inconsapevolezza.

Ci piaci anche quando ci chiedi di darti le foto, ma non hai un computer in cui inserirle.

E mi piace anche che mi ignori quando ti ballo vicino. Infine mi piacciono i tuoi fuseaux.

Dopo questa piccola digressione, termino il racconto della serata. Dopo essere stati nel bar del castello e dopo in una sorta di night, la fame delle 2 a.m. ci stava uccidendo. Così siamo finiti in un fish&chips. I tedeschi hanno preso tutti un mega vassoio di patatine con sopra una creatura enorme impanata e le ragazze dei vassoi più discreti di patatine. Ma Leonard? Cosa poteva prendere Leonard in un Fish&chips? Un hamburger. Non credo lo faccia apposta.

*Night time*
















*Throw up in Durham*

Valeria:"Anna mi dai un pò di birra?"
Anna:"No davvero, non mi sembri il tipo"
E' cosi che inizia la nostra serata..cioè, non proprio ma dopo qualche miuito noi dicevamo esattamente queste parole. Scusate la sintassi, d'altronde è notte. Sono le 2.30 a.m. e noi siamo a casa..."in this moment". Ah ah ah. Questa è stata la frase della serata perchè Vale ha detto a un tedesco "In italy IN THIS MOMENT it is very hot, IN THIS MOMENT". E dopo vale ha detto a questo ragazzo che quando parla con lei deve parlare più piano...in realtà, per essere sinceri, non l'ha detto valeria, ma valeria ha chiesto ad anna: "Can you translate for me IN THIS MOMENT?" E anna è sempre pronta a tradurre per vale. OK. E' stata una serata importante perchè valeria si è chiarita con lo stronzo (lo chiamiamo così perchè qualche sera fa abbiamo litigato con lui perchè ci ha imposto delle regole tipiche del nord europa, ovvero come sistemare le cose in frigo, omeglio cosa poter sistemare in frigo e cosa no), ovvero Juan (pronuncia spagnola) e ha fatto una sigaretta a Ronaldo (pronuncia spagnola)...purtroppo sono tedeschi!! Ma questa sigaretta è stata fatta sotto la pioggia e quindi è venuta molto male. Purtroppo. Ma meno male che anna stava parlando al cellulare con Pisa nel frattempo. E non ha visto questo scempio. M aha passato a vale Alessandro, ovvero il padrone del Millibar, ovvero il padrone delle ultime feste di laurea più importanti di Pisa...Ale ti salutiamo e facciamo pubblicità al tuo locale.
Good night to all guys!
James=Junior
Da anna&vale

19 gen 2007

"Up the hill"

Ieri io e Anna abbiamo festeggiato la prima settimana in questa piccola, fredda nonchè umida città, nota per il suo imponente castello che sta "up the hill", sulla collina...ho sentito questa espressione un centinaio di volte..lo so! Ho capito! Proprio in cima alla collina!!
Due giorni fa ho conosciuto la mia "tandem partner", una figura che in Italia chiameremmo "tutor universitario". A prescindere dall'epiteto che si voglia utilizzare per definire questo ruolo molto importante all'interno dell'organizzazione studentesca di Durham, voglio spiegare che si tratta di uno studente universitario con forti inclinazioni masochiste, che si offre come volontario per prendersi cura di uno studente "exchange" per l'intera durata dell'erasmus dello studente stesso e a cui può capitare una "tandem partner" come me che ha scelto di inizire la conversazione con la sua partner proprio in questo modo:
I: "Are you Harriet?"
H: "Oh yes, sure. And are you Valeria?"
I: "Yes. BUT I DON'T SPEAK ENGLISH"
H: ".........................................."
Povera tandem partner. Lo so ha ragione...non poteva rispondermi proprio nulla. L'ho spiazzata. Credo che le sia caduto il mondo addosso visto che erano solo le 8.30 p.m. e dovevamo ancora trascorrere l'intera serata insieme. Comunque dopo questo inizio tremendo, la tensione si è un pò sciolta, anche grazie ad Anna e alle sue domande che in Italia risulterebbero davvero pesanti all'interno di una normale conversazione (es."Perchè vivi al Travelyan College?"...ma saranno affaracci di Harriet perchè vive lì e non al St.Aiden?? E' come se a Iglesias venisse un inglese a chiedermi:"Perchè vivi in via Siracusa e non in via Roma?"), ma che vi assicuro qui a Durham sono sempre bene accette, se non addirittura di vitale importanza in quegli estenuanti, infiniti e profondi silenzi in cui solo io e Anna riusciamo ad incappare cosi bene quando parliamo con un inglese, un tedesco, una finlandese, ecc, ecc.
Comunque Harriet ci chiede subito se vogliamo andare al bar del college del castello. Io e Anna non c'eravamo ancora state, quindi eravamo ben contente di andarci. Ma ecco che di nuovo si crea quella situazione di imbarazzo in cui nè noi nè l'inglese sappiamo cosa dire...Questa volta è Harriet a rompere il silenzio riproponendo il discorso della collina: lo sapevate che "the castle is up the hill?". Vi giuro che non ne posso più, non lo posso più sentire. E' la stessa sensazione che provavo durante le prime lezioni di inglese alle scuole medie quando il Prof. fa ripetere a turno o in coro "the pen is on the table" o "the cat is near the door".
Povera Harriet, in realtà è una ragazza molto paziente. Da cosa l'ho dedotto? Mi ha chiesto se ero già stata in Inghilterra e le ho dato tre risposte diverse:
1) "Yes, yes". Ma Anna subito interviene per ricordarmi che non ci sono mai stata prima;
2) Volendo correggere la mia versione per non mentire fin dal primo giorno sulla mia identità le dico "No, no. She (Anna) yes, but I no";
3)Più tardi durante la serata le dico che sono stata in Inghilterra "for my holidays". Inizialmente non mi sono resa conto. Poco dopo capisco di aver detto Inghilterra invece di Irlanda. Così mi correggo per la terza volta dicendo "Oh no sorry! Last year I went to Dublin."
Abbiamo passato comunque una bella serata e per questo ringrazio molto Harriet che credo riempirà la vita sia mia che di Anna in questi mesi. Ah, quasi dimenticavo di dire che abbiamo parlato ancora una volta del castello durante la serata, ma questa volta l'argomento era più interessante. Harriet mi ha detto che hanno usato il college del castello per girare un pezzo del film di Harry Potter. Anna era molto contenta di questo. Io abbastanza indifferente.
Ad ogni modo, oltre a quest'ultima news, ho impararato una lezione importante per la mia sopravvivenza qui a Durham: quando non so cosa dire o non capisco, oltre ad annuire è sufficiente che dica "Do you know the castle? It is that up the hill".

16 gen 2007

*Photos*

-------------------SHOICHI HALL----------------------
--------------------CITY CENTER-------------------------
--------------------CIELO DI DURHAM---------------------
--------------------TEIKYO UNIVERSITY------------------

14_01_2007 *La Socializzazione*

Io e Vale abbiamo dato inizio al processo di socializzazione nel nostro piano alla Shoici Hall. Abbiamo organizzato un’uscita con no.3 studentesse ceche e no.1 studente tedesco. La prima studentessa ceca,Anna, sembra una persona abbastanza interessante e alla mano; abbiamo avuto il piacere di offrirle una cena a base di pasta galleggiante in una brodaglia che sarebbe dovuta essere sugo e acqua versata in pinte di birra vuote. Le altre due, Eva e Lenka, sembrano fuori dal tempo e dallo spazio: oltre che dall’aspetto fisico è intuibile dal fatto che sono venute a Durham per studiare il russo. Lo studente tedesco, Leonard, è invece qui per imparare l’inglese; ragion per cui ha preferito tenerci all’oscuro fino alla fine della serata del fatto che sapesse parlare italiano.
L’impatto linguistico è stato meno forte del previsto, in caso di mancanza di comprensione è sufficiente annuire. Annuire sembra infatti la soluzione ad ogni problema, ma dubito che sarà cosi per sempre. Ad esempio certi spezzoni di conversazione al pub mi sembrano ancora adesso avvolti dal mistero.
01) A metà serata,dal nulla, mi è sembrato di capire che Lenka mi suggerisse di andare in piscina. Perche??
02) Leonard studia latino, ma non potendo dare esami di latino qui a Durham li darà di matematica. Perché??
E’ il compleanno di Leonard oggi, e ho chiesto alle altre come avrei potuto fargli gli auguri, se bastava dirgli CONGRATULATIONS. Quando mi hanno fatto notare che sarebbe stato sufficiente dire “Happy Birthday” sarei voluta scappare via in lacrime…Congratulations…come può essermi venuto in mente..che imbarazzo.. :)

12-01-2007 *Impressioni di Gennaio*

Sostenendo una spesa non indifferente siamo riuscite a raggiungere Teikyo University, nostra dimora per i prossimi sei mesi.
La vita alla Shoici Hall sembra semplice e rassicurante. Tutti i dubbi e le incertezze vengono infatti cancellati dai CARTELLI. I CARTELLI infatti ricoprono ogni parete dell’edificio e ti accompagnano nella tua quotidianità: ti proibiscono di fumare, accendere candele o incensi, ti ricordano di lavarti le mani quando esci dal cesso e di lavare i piatti quando esci dalla cucina, ti spiegano come evitare i ladri, ti ricordano di chiudere porte e finestre, ti spiegano il funzionamento di ogni singolo elettrodomestico, ti esortano a non mettere piede ubriaco all’interno dell’edificio, ti ricordano che il direttore del college ha una sua vita, per cui non è disposto ad essere soggiogato da una minoranza di studenti arroganti e negligenti; ti vietano di usare droghe e ti proibiscono di fare sesso all’interno della struttura. Secondo la tradizione inglese infatti non è opportuno lavorare alla tua tesi mentre il vicino di stanza raggiunge un orgasmo (testuali parole).
“So do it in a hotel or private house”.
Ignorare un cartello potrebbere essere fatale: si narra che una studentessa italiana non dando importanza ad un cartello sul quale era scritto “non usare questa porta se non in caso di emergenza” abbia fatto scattare l’allarme nell’intero edificio.
E’ interessante notare che per facilitare la comprensione di ogni cartello, questo viene seguito da una traduzione in giapponese.
La popolazione di Durham sembra totalmente insensibile alla temperatura esterna; non di rado è possibile osservare individui che vanno in giro in infradito o canottiera o addirittura giapponesi scalzi. La popolazione è inoltre costituita in larghissima percentuale da addetti alla nettezza urbana, dotati di divisa e auricolare (non si conosce ancora la sua funzione). Il livello dei prezzi del mercato locale fa venire i brividi.
Rimpiangiamo di non avere scelto un Paese più economico e soprattutto più incivile..più come noi, insomma..
In attesa di registrarci come studenti Erasmus ed entrare in contatto con una realtà che sia meno nipponica e un po’ più internazionale, siamo e rimaniamo inside the shit (come direbbe Vale…)