9 mar 2007

I primi "addii".


Il primo term sta volgendo al termine...di già. E così iniziano a proporsi i primi inevitabili "arrivederci" e "addii". E' una sensazione molto strana. Non avrei mai pensato di potermi sentire triste nel salutare persone che fino a due mesi fa rappresentavano per me nient'altro che dei perfetti sconosciuti, semplici abitanti di una qualche nazione europea. E invece...E' davvero strano e se me lo avessero detto prima di partire avrei scommesso qualsiasi cifra, sicura di vincere, sul fatto che non sarei riuscita ad affezionarmi a nessuno così tanto da poterne sentire la mancanza. Mai dire mai nella vita, giusto?

Nonostante l'italiano sia una lingua ricca di termini con eterogenee sfumature di significato, mi trovo in difficoltà nello scegliere quelle più opportune per rendre l'idea e per paura di far perdere di significato la sensazione e banalizzarla, non mi dilungerò nella sua possibile descrizione.

E' stato difficile dire "addio" in una lingua che non è la propria: tradurre la parola è stato molto semplice, esprimere tutto il resto che gira intorno ad un saluto, molto meno.

Ad ogni modo, ritengo sia insensato e irresponsabile rimanere sorpresi dal fatto che ogni scelta (vedi ad esempio la decisione di partire in erasmus) abbia delle ripercussioni, le quali, in questo caso, si sono rivelate positive finchè sono state vissute e negative nel momento in cui sono venute a mancare.

E' vero eh, non lo nego, l'erasmus è prima di tutto divertimento...e quanto ce n'è stato...davvero tanto (e d'altronde quasi tutto è documentato qui sul blog); ma è anche vero che c'è, o per lo meno può capitare che ci sia, dell'altro: lo scambio, l'incontro, l'aspettativa e la sua realizzazione si incrociano e si fondono insieme per lasciare, nel mio caso, un ottimo ricordo del primo term, con un po' di malinconia e nostalgia che evidentemente fanno parte del gioco. Ma anche con la speranza che qualche saluto sia più un arrivederci che un addio.